ASPETTANDO GODOT

di Leucino Cavuoto (*)

In punta di piedi vorreifare alcune considerazioni in merito all’attenzione che la Calabria dovrebbe prestare all’energia, come ci suggerisce Davide Tabarelli, non si può che non concordare con questo invito, però le tesi che vengono messe in campo da Tabarelli, non possono essere condivise.

Non si può essere d’accordo sul dato che la nostra regione “è una delle regioni più povere d’Europa”, in che senso poveri, di spirito, di cultura, di storia, di risorse ambientali e naturali? Forse si riferisce al nostro PIL anche qui, specialmente in questa fase che vede l’intera comunità europea soffrire di una crisi che non ha precedenti, vedere la Grecia ridota al fallimento, riferirsi a noi come i più poveri lo trovo offensivo nei confronti dei nostri amici greci.

Ma che la Calabria debba uscire dalla stagnazione in cui da anni si è relegata, questa si è una verità, la chiave di volta può essere rappresentata dalla produzione di energia? La nostra “tradizione nell’energia” non è l’eolico né il fotovoltaico e neanche  le biomasse, siamo produttori di energia rinnovabile da anni sfruttando la nostra morfologia attraverso le centrali idroelettriche, lo testimoniano i manufatti  presenti in svariati comuni della nostra regione, piccole centrali, aimè dismesse, ma che stanno lì a testimoniare che sapevamo “sfruttare” le nostre risorse naturali senza comprometterle. Da qualche hanno abbiamo abbracciato le rinnovabili, abbiamo parchi eolici installati nei nostri territori, e se contassimo le antenne anemometriche, (misuratori della potenza del vento) la Calabria (cito Report) potrebbe decollare, i parchi fotovoltaici che interrompono la monotonia delle nostre aree agricole che si mimetizzano, non riuscendoci, fra gli alberi di pesche o degli ulivi, stanno a testimoniare, come dice il Tabarelli  che “si è investito pesantemente sull’eolico .. e che il fotovoltaico è stato un grande successo” a dimostrazione  che ci siamo dati molto  da fare in questo settore. Ora senza entrare a valutare i benefici ottenuti, se continuiamo a rimanere poveri forse questi benefici non hanno avuto ricadute locali, se non temporanei nella fase di realizzazione dei “parchi” che ha visto “le piccole imprese che fanno saldature, impianti elettrici, montaggi, posa di tubi, analisi di ingegneria e ambientali” , lavorare per un breve periodo e limitatamente al solo montaggio. D’altro canto lo ammette lo stesso Tabarelli  quando dice “Certamente, molto dell'indotto verrà fatto fuori dalla regione, ma è nell'interesse delle società che realizzano gli impianti  fare si che molta occupazione nei cantieri venga dalla regione.” E aggiungeFiniti gli impianti  le imprese li nate, sono andate a lavorare da altre parti o all'estero” un invito ad emigrare. Se facessimo quattro conti alle imprese che realizzano gli impianti,  scopriremmo che al netto dei costi: dell’impianto, di gestione e dismissione,  in 15 anni il ricavo dell’impianto raddoppia il capitale investito.  Analoga valutazione per il fotovoltaico, per  poter  produrre 1 MWp

Occorre una superficie (impianti a terra) di  2,5 ettari di terreno, mentre per gli impianti installati sul tetto la superficie si riduce;  nel 2008 il più grande impianto realizzato in Italia, all’epoca, veniva inaugurato a S. Marco Argentano in area ASI  su una superficie coperta di 17.000 mq,  per una potenza di 1,5 MWp in grado di produrre fino a 2 milioni di Kwh all’anno, equivalenti ai consumi annui di circa 650 famiglie, in grado di coprire il 40% del fabbisogno aziendale. Le bio masse, in Calabria vedono  la provincia di Crotone  in prima fila a fare la parte del leone  con tre mega centrali che bruciano in un anno circa un milione di  tonnellate di legno cippato, non tutto proveniente dalla nostra regione,  quello”..che manca viene acquistato sui mercati esteri e consegnato attraverso il nodo portuale di Crotone”.  Altre realtà stentano a decollare per l’avversità riscontrata da parte delle associazioni ambientaliste e dai comitati cittadini, che sostengono, riportando dati ufficiali regionali (PSR 2007/2013) che la Calabria non è in grado di soddisfare la richiesta delle centrali esistenti, un vero e proprio (male)affare, che aggredisce le nostre foreste i nostri boschi, non solo depauperando la risorsa flora ma aggrava la tenuta dei pendii aumentando  il rischio frane, ma c’è di più incentiva l’operato dei piromani che prima bruciano  e poi  tagliano. Un reale rischio  evidenziato anche dal comandante provinciale della forestale di Cosenza, in merito ai disboscamenti abusivi attuati nell’altopiano silano.

Senza forzature emerge, nel nostro contesto regionale, una scarsa attenzione alla Sostenibilità, è vero l’obiettivo 20/20/20 è un traguardo che bisogna non solo raggiungere ma superare,  ma si può seguire anche un altro percorso, quello del risparmio energetico. Il rischio che corre il nostro pianeta è ormai accertato, se continuiamo a consumare le risorse come abbiamo fatto negli ultimi venti anni, rischieremo di tornare all’età della pietra, continuare a produrre energia con sistemi alternativi è giusto ma parallelamente bisogna che si abbassi la domanda di energia, purtroppo ognuno di noi  registra che ancora il concetto del risparmio non è stato recepito, basta entrare in qualsiasi ufficio pubblico per riscontrare il paradosso di impianti a palla e finestre aperte. Un’altro aspetto riguarda i trasporti tralasciando quello pubblico locale, i treni da noi vanno a gasolio, quello privato i pochi che hanno scelto il metano per alimentare le loro auto sono fortemente penalizzati, solo due impianti in tutta la provincia di Cosenza. Un forte ritardo si registra nella mancata attuazione delle norme per l’edilizia sostenibile, si continua a costruire chiudendo i nostri edifici con involucri a bassissima tenuta termica, senza tenere in conto l’orientamento e la disposizione degli ambienti interni. Però possiamo fare la nostra parte, le amministrazioni comunali hanno uno strumento per poter essere protagonisti a ricercare di raggiungere l’obiettivo 20/20/20, è il patto dei sindaci, voluto dalla Comunità Europea attraverso l’adozione di un documento  “Energia per un mondo che cambia” datato marzo 2007, per un serio impegno unilaterale che miri a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 20% entro il 2020 aumentando del 20% il livello di efficienza energetica e del 20% la quota di utilizzo delle fonti rinnovabile sul totale del mix energetico. La Commissione Europea ritiene che anche i Comuni debbano assumersi la responsabilità per la lotta al cambiamento climatico, inattuabile senza il sostegno dei governi locali. Le amministrazioni comunali possono, oggi, evitare che nei propri territori vengano effettuate operazioni “affaristiche”, che nulla hanno a che fare con il bene comune, l’allarme lanciato da più parti su un uso non corretto dei vantaggi fiscali ed economici agli imprenditori “green” è stato colto dall’attuale governo che con il decreto sulle liberalizzazioni ha annullato gli incentivi per gli impianti fotovoltaici a terra (Stop al Consumo del Territorio), ed ha limitato la superficie dalle serre da coprire con pannelli fino al 50% della superficie totale. Registriamo anche una forte attenzione per i parchi eolici, il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha presentato a Bari il progetto Powered per lo sviluppo dell'energia eolica offshore, (a mare), questo segnale fa ben sperare per la salvaguardia dei nostri crinali appenninici a tutela del nostro paesaggio. Cosa possono fare i comuni, possono promuovere la produzione di energia a livello locale e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile  incoraggiare i cittadini ad installare sui tetti delle abitazioni e delle attività produttive o commerciali il fotovoltaico, i capannoni abbandonati con coperture  in eternit, potrebbero pungolare il consorzio ASI affinché si faccia promotore  dell’uso del fotovoltaico per l’auto sostenibilità delle imprese, (copiando quanto fatto a San Marco), potrebbero chiedere un  supporto finanziario alle iniziative locali alla Regione Calabria mirato a finanziare gli interessi sui mutui bancari  per l’acquisto dell’impianto fotovoltaico da parte dei cittadini. Salvaguardare le nostre risorse è  il primo passo per un vera Green economy  che sappia ridare forza al comparto agricolo.

 

(*) Consigliere comunale di Cervicati