CONSEGNATI A BENEDETTO XVI

GLI STATUTI DELLA CONFRATERNITA DEL CROCIFISSO

di Maria Galloro

(pubblicato su "Il Quotidiano della Calabria" del 08 marzo 2012, p. 58)

 

SAN NICOLA DA CRISSA – In occasione dell’udienza concessa al Tribunale della Rota Romana, svolta presso la Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, l’avvocato sannicolese Domenico Teti, Notaro del Tribunale della Rota Romana e professore di giurisprudenza rotale, ha presentato e consegnato a Papa Benedetto XVI il volume “Statuti e Riti della Congregazione del SS.o Crocifisso eretta nella Chiesa Madre di questa Terra di S.o Nicola”, curato dallo stesso

Domenico Teti e da Vito Teti, ordinario di Antropologia presso l’Università della Calabria e autore di innumerevoli saggi e pubblicazioni sulle Confraternite religiose. L’opera, pubblicata nel 2011 dalla casa editrice vibonese Adhoc, presenta, per la prima volta, in edizione critica e filologica, il manoscritto degli Statuti della Confraternita, redatto da un anonimo ed erudito estensore e approvato per mano di mons. Ottavio Paravicino, vescovo di Mileto, in data 20 ottobre 1682. Una storia, quella della Confraternita del Crocifisso, iniziata tuttavia qualche anno prima, nel 1669, quando due padri missionari, D. Orazio Rocca, canonico della Cattedrale di Mileto e P. Pasquale Martirano dell’ordine dei Minori, in visita presso i luoghi della diocesi, cominciano a predicare la Parola di Dio in quelle terre che, secondo quanto riportato dagli Statuti, avevano fatto da cornice

alla cruenta guerra tra Ruggiero Guiscardo, conte di Sicilia, e Papa Callisto II. Gli abitanti, per la decisione irriverente di schierarsi contro il Papa, erano stati puniti con una scomunica papale, avvertita quasi come una sorta di “maledizione”.

La venuta in questi luoghi dei due missionari diocesani accentua fra i fedeli il pentimento e la volontà di remissione per i propri peccati; l’atto di istituzione della Confraternita, compiuto da circa 800 fedeli, è descritto, col puntiglio del cronista, dall’anonimo compilatore che riporta nelle pagine introduttive le penitenze e le azioni espiative dei congregati, i quali, grazie alla compunzione, annullano anche, in un certo senso, la “maledizione” gravante sulla comunità fin dai tempi della

scomunica. Guidati dal «proponimento di mai più peccare», i primi congregati redigono il libro degli Statuti (composto da 24 capitoli e da una prefazione di 41 carte), un vero e proprio decalogo che raccoglie le regole, i modelli comportamentali, le preghiere, i divieti, le prescrizioni, gli obblighi cui i congregati sono soggetti. Le 296 carte divengono fin da subito un “Libro Sacro” su

cui si costruisce e si rinsalda il sentimento di appartenenza, di orgoglio, di identità individuale e collettiva dei “crocifissanti”. Ieri come oggi, pur con le modifiche che, lungo una storia centenaria, queste stesse leggi e regole di comportamento hanno nel tempo subito. Un importante documento, dunque, che oggi, grazie all’interessamento di Domenico Teti e Vito Teti, viene indagato con occhio critico e su più livelli culturali. Alle riflessioni storico-giuridiche e storico-antropologiche dei due curatori, seguono, infatti, gli scritti di mons. Luigi Renzo, di padre

Maffeo Pretto, studioso di pietà popolare e di storia religiosa, dell’ing. Antonio Tripodi, ricercatore, saggista, direttore di “Rogerius”, di P. Bernard Ardura, direttore del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Il valore e l’importanza della pubblicazione viene altresì testimoniata dai numerosi attestati di apprezzamento che l’opera ha ricevuto da importanti uomini di Chiesa, tra i quali ricordiamo le missive del Cardinale Gianfranco Ravasi (Vaticano, 23 dicembre 2011), Presidente

del Pontificium Consilium de Cultura e di Mons. Giovanni Angelo Beccia (Vaticano, 28 dicembre 2011), Arcivescovo titolare di Roselle Sostituto della Segreteria di Stato, i quali hanno elogiato, con parole di ammirazione e stima, il lavoro compiuto dai due curatori. La pubblicazione dell’edizione critica e filologica degli Statuti del SS. Crocifisso offre al pubblico di studiosi un ulteriore spunto di riflessione e di analisi per indagare la storia culturale, religiosa e antropologica della società calabrese e meridionale. Come è noto, le confraternite hanno assunto nel passato, e in parte ancora oggi seppur in maniera del tutto ridimensionata, un ruolo di predominio nelle dinamiche religiose, culturali, economiche e sociali delle comunità. Sorte nelle contrade meridionali soprattutto dopo il Concilio di Trento su impulso della Chiesa di Roma, le confraternite si affermano nelle società del Mezzogiorno anche con l’intento dichiarato di combattere le credenze e le superstizioni popolari, e di fornire una pronta risposta all’evangelizzazione, sentita come necessaria, di quelle popolazioni oppresse dalla miseria e dalla povertà economica. Le confraternite si trasformano infatti, ben presto, da istituzioni religiose in istituzioni “sociali”; il potere religioso ed ecclesiastico si mischia, nel tempo, col potere civile.

La vita confraternale comincia ad orientare non solo la dimensione rituale della comunità, ma anche quella quotidiana e sociale. «I rapporti che si stabiliscono tra esigenze ecclesiastiche ed interessi locali – come scrive il Prof. Vito Teti in un saggio sulle confraternite di qualche anno fa danno origine a nuove produzioni culturali, a una nuova mentalità, a una nuova organizzazione del territorio, dei rapporti sociali, dei legami tra le persone, dei modi di intendere la vita e di

organizzare la morte» (*).

Un mondo complesso e articolato dunque, ma descritto e rievocato dai preziosi contributi che, nella pubblicazione, fanno da cornice agli Statuti del Crocifisso; un’opera di grande prestigio che ha visto, peraltro, tra i patrocinatori la Confraternita del Crocifisso, il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, il Dipartimento di Filologia dell’Università della Calabria e la Deputazione di Storia Patria per la Calabria. L’iniziativa editoriale ha anche avuto il sostegno dell’Amministrazione Comunale di S. Nicola e dell’Amministrazione Provinciale di Vibo Valentia.

I curatori Vito Teti e Domenico Teti hanno espresso la loro soddisfazione di studiosi, ma soprattutto la loro commozione di “crocifissanti” «nel vedere girare per il mondo, nella comunità scientifica e anche nelle alte sfere religiose, un Libro che arriva da lontano e ha orientato generazioni di congregati nella loro fede, nei loro riti, nella loro vita».

La centenaria storia della Confraternita del SS. Crocifisso raggiunge dunque un nuovo traguardo, che è ulteriore motivo di fregio per tutti i congregati. Gli Statuti, consegnati a Papa Ratzinger dall’avvocato Teti e, idealmente, da tutti i “crocifissanti” sannicolesi, diventano così testimoni di un evento di grande portata, da incidere fra le pagine della storia culturale e spirituale della comunità

sannicolese.

 

 

(*)Vito Teti, Note per un’antropologia delle Confraternite calabresi in età moderna e contemporanea, in Maria Mariotti, Vito Teti Antonio Tripodi (a cura di) Le Confraternite religiose in Calabria e nel Mezzogiorno, 2 voll,. Atti di convegno, San Nicola da Crissa 16-18 Ottobre 1992, Vibo Valentia, Mapograf, 2002, 1 vol., pag. 55.