"CITTA' DISTRUTTE. SEI BIOGRAFIE INFEDELI".

DAVIDE ORECCHIO A "LA CULTURA ACCANTO"

di Antonella Falco

Prosegue con successo la rassegna “La cultura accanto 2013” organizzata dall’associazione culturale Seminaria Auser e promossa dalla CGIL di Cosenza. Il prossimo appuntamento avrà luogo venerdì 10 maggio alle ore 18.00 presso la sala Coni di piazza Matteotti e vedrà ospite Davide Orecchio e il suo libro Città distrutte. Sei biografie infedeli, vincitore l’anno scorso del premio SuperMondello, del premio Volponi e del premio Napoli. Un libro pluripremiato, dunque, che si muove tra biografia storica e invenzione letteraria, ibridando i generi e facendo dell’autore il degno epigono di una lunga tradizione che vanta tra i suoi cultori scrittori quali Jorge Luis Borges, Roberto Bolaño, Winfried Georg Maximilian Sebald, Danilo Kiš, Sergio Pitol e, tra i nostri, anche il Giorgio Manganelli delle Interviste impossibili arrivando fino alle recenti “fantasmagoniche” riscritture di biografie illustri di Michele Mari.

Città distrutte si compone, come recita il titolo, di sei biografie infedeli, sei vite, tutte -  tranne una - ispirate a personaggi realmente esistiti, tutte - tranne una -  ambientate nel Secolo Breve. Ogni racconto si conclude con una nota contenente dei riferimenti di tipo documentale che spiegano la relazione intercorrente tra la persona reale e il personaggio. Le biografie prendono forma attraverso lettere, diari, testimonianze, poesie…

La prima ha per protagonista una ragazza argentina, Ester Terracina (l’unico personaggio non riconducibile ad una figura reale), vittima della dittatura militare di Videla: arrestata, seviziata e stuprata, troverà il coraggio di compiere un gesto di estrema generosità a favore della sua compagna di cella, un gesto che è un atto di amore e di speranza verso il futuro.

La seconda biografia racconta di Eschilo Licursi, sindacalista molisano che lotta per i diritti e la dignità della povera gente, arrivando negli ultimi tempi della sua vita a sedere in Parlamento dove però si sentirà impotente e frustrato. Questo personaggio è ispirato alla figura di Nicola Crapsi, sindacalista ancora oggi ricordato dai suoi concittadini come un benefattore.

La terza biografia racconta di un regista russo, Valentin Rakar, esule in Italia, che sogna in impossibile ritorno in patria e la realizzazione del film che la burocrazia russa gli ha sempre impedito di girare. Il personaggio ricorda per certi tratti il regista russo Andrej Tarkovschij.

Il quarto racconto ha per protagonista Pietro Migliorisi, un giornalista che sconta sulla propria pelle tutte le grandi illusioni che hanno attraversato il Novecento italiano, dal fascismo alla guerra al comunismo. Ecco come lo descrive Davide Orecchio con poche incisive pennellate: «La povertà lo mise al mondo. Mussolini lo inghiottì. Bottai lo deglutì.  Badoglio lo rigettò. Togliatti lo prese masticato e lo rimasticò. Stalin lo digerì.  Gorbaciov l’ha evacuato». Dietro la figura di Pietro Migliorisi si cela Alfredo Orecchio, padre dello scrittore.

La quinta biografia è quella di Betta Rauch, poetessa di talento che mai conobbe la notorietà e che vive in un’epoca di liberalizzazione dei costumi operando scelte giudicate allora scandalose come avere una relazione e un figlio con un uomo molto più grande di lei. A dare concretezza storica a questo personaggio è Oretta Bongarzioni, madre di Davide Orecchio, e autrice della bellissima frase che dà il titolo al libro: «Spesso dici che sono un rudere con un tono che mi fa impressione. Io spero di no. Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite».

L’ultima biografia è l’unica a non essere ambientata nel Novecento e traccia la figura di Kauder, un diplomatico prussiano presso la Santa Sede all’epoca di Napoleone Bonaparte. Il protagonista, innamorato delle rovine della città antica e animato da un forte desiderio di scrivere che riuscirà a trovare la via per realizzarsi solo dopo un naufragio esistenziale, ricalca per certi versi la figura del filosofo tedesco Wilhelm Von Humboltd.

Ciascuna biografia – fatta eccezione per quella ambientata nell’Ottocento – può essere considerata come il capitolo di un romanzo che attraverso la microstoria dei vari personaggi racconta la macrostoria di un secolo, il Novecento,  che ha visto nascere e arenarsi grandi ideologie e magnanime illusioni. Violenza della Storia e naufragio esistenziale sono i fili rossi che legano le sei vite narrate nel libro: la Storia irrompe nelle singole biografie sotto forma di trauma e il trauma, come scrive Orecchio in un racconto «è fertile, vorace, duraturo, virale. Capita che si trasmetta di padre in figlio. Può diventare cultura». Tuttavia l’opera apre alla speranza, basti pensare al sacrificio di Ester Terracina che dà se stessa in nome del futuro, o alle parole di Betta Rauch «se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite», o a Kauder che alla fine, dopo aver perso il figlio, la moglie e il suo incarico diplomatico, trova l’ispirazione per scrivere.

Una particolare nota di merito va alla prosa dallo stile agile e poetico al tempo stesso. Una prosa potentissima che incolla alla pagina e sorprende con le sue originali invenzioni narrative, le improvvise impennate liriche, le repentine fioriture metaforiche, le fulminee accensioni di immagini che si imprimono nella mente del lettore. Quella di Davide Orecchio è una scrittura che sa creare pathos e commuovere pur conservando un’asciuttezza e una sobrietà prive di fronzoli, un’austerità che ha qualcosa di classico. Sono classici la moderazione, il delinearsi misurato di ogni singola frase, il tono della voce narrante mai sopra le righe. Il tutto risulta ancora più sorprendente e lodevole se si pensa che una simile maturità di scrittura appartiene a un autore alla sua prima prova letteraria. Di Davide Orecchio si sa che ha compiuto studi storici, laureandosi alla Sapienza di Roma e conseguendo il dottorato alla Statale di Milano, che è giornalista professionista e dirige rassegna.it, la rivista on-line della Cgil, che suoi racconti sono apparsi su «Nuovi Argomenti» e «Nazione Indiana» e che cura un paio di blog personali (davideorecchio.it e sullasfalto.blog.rassegna.it). Da quando è uscito Città distrutte sappiamo anche che è uno scrittore che ha talento da vendere, dotato di un’impronta stilistica originale e raffinata, uno che scrive come pochi oggi in Italia e che fa ben sperare per il futuro delle nostre lettere.