LA MEMORIA E L'IDENTITA'

di Vito Teti

(Pubblicato su "Il Quotidiano della Calabria", 29 gennaio 2012, pp.16-17)


Luoghi e nomi sono inseparabili. I luoghi nascono o vengono fondati quando vengono «nominati» o «cantati» da qualcuno. La fondazione di un luogo-nome ha origini leggendarie e mitiche. Può essere legata a un rinvenimento miracoloso, a un approdo salvifico, a un evento prodigioso. Nelle società tradizionali, la divinità sceglieva il luogo e lo indicava ai nuovi abitatori. La storia e l’antropologia della Calabria sono segnate da apparizioni, visioni, sogni che indicano alle persone un nuovo sito sacro, che in quel momento prenderà un nuovo nome.

Anche l’ abbandono dei luoghi ha una motivazione concreta  (teremoti, frane, ricerca di nuovi spazi produttivi, guerre, invasioni) e una spiegazione mitica. Alle origini di ogni abbandono spesso c’è una «maledizione».

La Calabria è terra con un territorio sempre “reimpaginato” fin dall’antichità. Siti e nomi scompaiono per sempre, a volte ricompaiono. L’abbandono di un luogo spesso comporta la perdita del nome, altre volte il suo trasferimento, la sua dilatazione, o estensione. Gli stessi nomi con cui è stata chiamata la nostra regione si sono “nascosti”, spostati. La denominazione Calabria è frutto di un “trasloco” di denominazione in epoca greco-bizantina.

Nascoste tra erbe e crepacci, a volte le sole pietre di tante piccole “atlantide” evocano un mondo scomparso, ma anche un passato che non passa, mai del tutto. Nomi di centinaia di villaggi abbandonati dal medioevo ai nostri giorni andrebbero scritti su un grande monumento di una memoria collettiva da organizzare. Da fonti le più varie e le più impensate a volte affiorano nomi che andrebbero almeno trascritti, riportati, ricordati. Ogni nome di paese scomparso andrebbe ritrovato per dare un diverso senso alle cose della nostra terra, alla storia delle persone, a rapporti fatti di legame e di abbandoni, di radicamento e di fuga, di partenze e di ritorni.

Per ragioni le più varie, le persone di un luogo, un villaggio, una comunità decidono, talora, di dare un altro nome al loro abitato. L’esigenza spesso è quella di nobilitare il luogo natio, con riferimento a un passato glorioso e mitico, altre volte di abbandonare la maledizione e la sfortuna che il luogo si porterebbe appresso a causa di quel “malo” nome. Ridare un nome ai luoghi, significa rifondarli. Nominare, a volte significa dare nuova vita.

 

Luoghi e memorie

La mappa dei nuovi vecchi e nuovi nomi consente di scrivere una storia sociale, delle catastrofi, degli insediamenti, delle mentalità, dei culti della regione.

Non è un’estetica postmoderna delle macerie, ma un’etica e un pedagogia delle rovine, memoria e reliquie identitarie.

Non è la nostalgia del tempo perduto, ma il sogno dei luoghi da ritrovare.

Un luogo è raccontato e fondato da un nome, che ne rifonda la memoria. Un paese, ad esempio, è raccontato anche dalla sua toponomastica, dai nomi delle sue campagne, delle sue fiumare, delle sue strade. Nomi antichi, “originari” e nomi recenti ricapitolano la storia, i miti, gli eventi, le leggende della comunità, il suo modo di percepirsi e di raccontarsi, anche di viversi separata, frantumata, divisa. La toponomastica ubbidisce a delle costruzioni identitarie, a delle operazioni di memoria che spesso sono tendenziose, selettive. Luoghi e “memorie” sono inseparabili, in una duplice direzione: perché i luoghi sono grumi di memorie e di dimenticanze, di spazi e tempi passati, magari immaginati; perché la memoria fonda e rifonda i luoghi, li conserva, li cancella, li riorganizza.

La memoria – e questo vale anche per le nazioni e le città – è una costruzione sociale, il frutto di scelte identitarie di coloro che intendono stabilire un legame tra passato e presente. Le date, le ricorrenze, le feste, le celebrazioni, le tradizioni orali, le fonti scritte, le iniziative pubbliche concorrono a costruire “memorie” e anche “dimenticanze”.

La nascita del nuovo Stato unitario è stata occasione per manifestare nuove forme di percezione e di autorappresentazione delle comunità.

 

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Il Dipartimento di Filologia dell’Unical, “Crissa”, Centro Ricerche Iniziative Spopolamento Spostamenti Abbandoni -, “Il Quotidiano della Calabria” hanno ideato un viaggio in tutti i paesi calabresi che hanno cambiato nome dopo l’unificazione nazionale (come si può vedere nell’elenco stilato e organizzato da Franco Mosino). Un viaggio anche nel presente per capire quale legame la comunità intrattiene con il passato, e soprattutto come organizza oggi la propria vita. La Calabria terra dei “paesi-presepe” non esite più: pure con tuttti gli stravolgimenti del territorio, con tutte le mutazioni geoantropologiche e mentali, con l’abbandono di antichi centri e la creazione di nuovi insediamenti, i paesi continuano a disegnare un tessuto identitario colorato della regione. Un viaggio problematico per interrogarci anche sui fenomeni dello spopolamento e sulle possibili vie di “rinascita” o quanto meno per immaginare un’ inversione di tendenza per una crisi epocale che investe la montagna, le colline, l’intero Mediterraneo. Oltre che da Vito Teti e Matteo Cosenza, l’iniziativa è coordinata e realizzata da Alfonsina Bellio, Tonino Ceravolo, Francesco Cuteri, Franco Ferlaino, Maria Teresa Iannelli, Maggiorino Iusi, Rocco Liberti, Vincenzo Stranieri.

 

PAESI VECCHI, NOMI NUOVI

di Vito Teti